Dipartimento di Scienza della terra e dell'ambiente

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Erbario

Erbario dell’Università di Pavia (PAV)

Responsabile: Prof. Graziano Rossi, in collaborazione con il Dott. Nicola M. G. Ardenghi

Ubicazione: Piano primo Dipartimento Scienze della Terra e dell’Ambiente, U.O. di Ecologia del Territorio – Edificio di Via S. Epifanio, 14

Descrizione:

Tra i sei Erbari istituzionali lombardi elencati nell’Index Herbariorum, l’Herbarium Universitatis Ticinensis (PAV) primeggia per la vastità delle sue collezioni botaniche, stimate intorno ai 180.000 exsiccata (Moggi, 2012). Collocato attualmente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, nell’edificio di Via S. Epifanio 14 (Orto botanico), la sua costituzione risale probabilmente al periodo in cui fu direttore Giovanni Antonio Scopoli (1723−1788), tra il 1777 e il 1788, pochi anni dopo la fondazione dell’orto medesimo (1773) (Ferraresi & Pirola, 2001). I suoi locali accolgono una sezione crittogamica (con funghi, licheni e muschi) e una, molto più estesa, dedicata alle piante vascolari. Quest’ultima è attualmente ripartita in “Erbario Lombardo”, comprensivo di reperti raccolti in Lombardia e zone limitrofe (es. Piacentino, Alessandrino), e in “Erbario Generale”, includente exsiccata provenienti da altre regioni italiane e da località estere, unitamente a campioni di piante anticamente coltivate nell’Orto botanico. Sono stati poi mantenuti quasi del tutto autonomi gli erbari personali di maggior valore storico-scientifico, come quelli di Giuseppe Comolli (1780−1849) e Guglielmo Gasparrini (1804−1866), acquisiti già sotto la prefettura di Santo Garovaglio, tra il 1853 e il 1882 (Garovaglio, 1862; Saccardo, 1895; Ferraresi & Pirola, 2001).
Attualmente l’Erbario riveste un fondamentale ruolo di supporto alla Ricerca tassonomica e floristica, consentendo la regolare pubblicazione di articoli su riviste nazionali e internazionali (si vedano ad es. Foggi & al., 1999, 2006; Ardenghi, 2011, 2012, 2013a, 2013b, 2014; Ardenghi & Galasso, 2014; Ardenghi & Polani, 2016). Esso svolge inoltre un’importante funzione nell’ambito della didattica universitaria, spesso abbinato all’impiego di altri materiali didattici (es. modelli tridimensionali, immagini morfo-anatomiche) e alle collezioni vive dell’Orto botanico. Ancora oggi vengono presentati agli studenti dell’area scientifica le modalità di realizzazione e conservazione dei campioni, in relazione allo studio della Botanica sistematica, ma anche per temi quali la conservazione della Natura.
Come altri erbari istituzionali, ogni anno l’Erbario dell’Università di Pavia viene visitato da numerosi studiosi con lo scopo di esaminare, soprattutto nell’ambito di ricerche tassonomiche e fitogeografiche, i reperti qui conservati. In alternativa, gli stessi vengono temporaneamente concessi in prestito presso le sedi dei richiedenti, anche se negli ultimi tempi prevale la tendenza a limitare lo spostamento fisico dei campioni (facilmente deteriorabili) in favore della digitalizzazione (mediante scansione ad alta risoluzione) e quindi della consultazione elettronica degli stessi.

Erbario Lombardo

L’Erbario Lombardo (Fig. 1) venne allestito intorno al 1950 su iniziativa di Raffaele Ciferri (1897−1964), direttore dell’Orto botanico pavese tra il 1942 e il 1964 (Ciferri, 1951, 1959), con l’intento di migliorare le conoscenze floristiche regionali. Attualmente è costituito da circa 33.000 exsiccata, disposti in 327 pacchi. L’Erbario prese vita dall’intercalazione parziale o integrale delle collezioni personali di botanici quali Lorenzo Rota, Giuseppe Comolli, Massimo Longa, Otto Penzig e Pietro Rossi. Non è tuttavia da sottovalutare il prezioso contributo delle raccolte “minori” (per fama, ma non certamente per abbondanza di reperti, meticolosità nella preparazione ed interesse storico-floristico), appartenenti in larga parte a medici ed appassionati di flora, come Francesco Bonfico, Ottorino Balzarini, Cesare Sormani e Luigi Ceroni. La maggior parte degli exsiccata risalgono al XIX e alla prima metà del XX secolo; dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’intercalazione di nuovi campioni è andata via via affievolendosi, fino a subire un arresto quasi totale negli anni ’80 del Novecento, anche per mancanza di spazio dove archiviare il materiale. Tra gli ultimi campioni acquisiti, si ricordano quelli del Prof. Augusto Pirola, raccolti nell’area alpina, e quelli del Prof. Francesco Sartori, provenienti principalmente dalla Pianura Padana.
L’Erbario Lombardo ospita inoltre alcuni campioni tipo, relativi, ad esempio, al genere Festuca (Poaceae).

Figura 1. Erbario dell’Università di Pavia (PAV): in basso un armadio dell’Erbario Lombardo, sopra il quale sono collocate alcune scatole dell’Erbario Comolli.


Erbario di lavoro

Con l’intento di rilanciare l’attività dell’intero erbario pavese e di valorizzarne il ruolo scientifico attuale, oltre a quello storico, nel 2011 è stato realizzato un “Erbario di lavoro”, finalizzato ad includere i campioni raccolti negli ultimi due decenni dal personale del Dipartimento. La collezione, collocata in un locale separato rispetto al Lombardo e al Generale, è in fase di allestimento.

Erbario Vitman
Fulgenzio Vitman (1728−1806), abate vallombrosano, è oggi ricordato soprattutto per essere stato il fondatore degli orti botanici di Pavia e Brera. Negli anni ‘40 del Settecento, Vitman cominciò a costituire un erbario personale, che, trent’anni dopo, avrebbe incluso “circa sei mila piante” (Soldano, 1993). Gran parte della collezione nel 1785 venne venduta dallo stesso Vitman al governo austriaco, per far fronte a personali problemi finanziari. L’erbario venne sin da subito destinato all’Università di Pavia “ad uso della scuola botanica”, come espressamente richiesto da Scopoli (Visconti, 2012a). Attualmente in PAV sono ancora conservati 1.450 fogli.
Il valore dell’Erbario Vitman è prevalentemente storico-artistico in quanto la maggior parte degli exsiccata è carente di località e data di raccolta. Molti, tuttavia, vantano la peculiarità di essere stati costituiti, a scopo prevalentemente didattico, da una parte secca integrata da disegni ad acquerello (Fig. 2), spesso raffiguranti organi difficili da essiccare (es. frutti) oppure la cui essiccazione ne avrebbe alterato forme e colori (es. fiori).



Figura 2. Campione di Aloe disticha L. [≡ Gasteria disticha (L.) Haw.] facente parte dell’erbario di Fulgenzio Vitman (immagine pubblicata in Visconti, 2012b).

Collectio Festucarum
Con i termini “Collectio Festucarum” si è scelto di denominare la collezione di campioni appartenenti a Festuca (Poaceae) e generi affini (Drymochloa, Leucopoa, Patzkea, Lolium p.p.) (Fig. 3), la cui sistematica, nomenclatura e distribuzione nell’area euro-mediterranea è oggetto di studio da parte degli autori in collaborazione con il dr. Bruno Foggi dell’Università di Firenze. La collezione, in fase di allestimento e catalogazione, è il frutto di raccolte compiute nel corso degli ultimi due decenni e costituisce un fondamentale supporto sia per gli studi sistematici che per la revisione del materiale frequentemente spedito in revisione agli scriventi.


Figura 3. Campione di Festuca robustifolia Markgr.-Dann. appartenente alla Collectio Festucarum

Bibliografia

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Ardenghi N.M.G. (2012) Notulae 143−161. In: Galasso G. & Banfi E. (eds.), Notulae ad plantas advenas Longobardiae spectantes: 3 (141−208). Pagine Botaniche 36: 19−27.

Ardenghi N.M.G. (2013a) Herbarium Universitatis Ticinensis (PAV): segnalazioni interessanti per la flora dell’Italia nord-occidentale. Informatore Botanico Italiano 45(1): 45−52.

Ardenghi N.M.G. (2013b) Filippo Morandini (1826−1903), botanico e patriota risorgimentale: inedite annotazioni per il Pavese, Lodigiano e il Colle San Colombano. Pianura 30: 3−50. http://bibliotecadigitale.provincia.cremona.it/pianura/show.php?id=31

Ardenghi N.M.G. (2014) Le raccolte di Luigi Ceroni (1883−1951) all’ex scalo merci ferroviario di Milano Porta Sempione (Lombardia, Italia). Pagine Botaniche 37(2013): 3−23.

Ardenghi N.M.G. & Galasso G. (2014) Commelina virginica (Commelinaceae), a “phantom” alien in the Euro-Mediterranean area. Willdenowia 44(3): 423−429. http://dx.doi.org/10.3372/wi.44.44313

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